I sistemi di difesa immunitaria

Il sistema immunitario comprende tutte quelle componenti che servono al mantenimento dell’integrita’ individuale.
In senso piu’ ristretto comprende cellule (granulociti,linfociti,monociti,macrofagi…) e molecole (anticorpi,sistema del complemento,linfochine,…)
l’immunita’ comprende ancora l’insieme delle reazioni che l’organismo mette in  opera per eliminare batteri,virus,cellule infettate da microorganismi in genere,cellule tumorali o comunque estranee ed incompatibili con quelle dell’organismo.
Due sono i meccanismi fondamentali che operano in questi fenomeni difensivi:
- l’immunita’ cellulare o cellulo-mediata
- l’immunita’ umorale(mediante anticorpi,e molecole prodotte dal nostro sistema immunitario ).

Si puo’ dire che esista un certo parallelismo tra sistema immunitario e sistema nervoso,infatti:
ambedue sono in grado di  rispondere ad   una grandissima varieta’ di stimoli
possono ricevere e trasmettere segnali che sono sia inibitori che eccitatori.
Sono ambedue diffusi in tutto l’organismo nella maggior parte di organi e tessuti.
I due sistemi tuttavia si evitano accuratamente,infatti i linfociti non entrano mai in rapporto con i neuroni,tenuti lontano dalla barriera encefalica.

Tuttavia mentre i neuroni sono fissi,i linfociti, si possono spostare liberamente.
inoltre ambedue i sistemi si costruiscono una memoria.
Una delle prime capacita’ che il sistema immunitario acquisisce e quella di riconoscere cio’ che e’ proprio da cio’ che non gli appartiene (questa capacita’ viene acquisita nel timo )
imunita’ aspecifica umorale  e cellulare  (1 linea di difesa )
e’ un’immunita’ di tipo primitivo (in termine evolutivo ) .
e’ la prima linea di difesa dell’organismo contro le infezioni,offre una protezione immediata al primo contatto con un determinato organismo patogeno ed e’ attiva verso un grande numero di agenti infettivi.

A livello dell’apparato respiratorio (mucose naso-faringe ),intestino,mucose genitali esiste  questa prima barriera di difesa.
Il destino  di un batterio introdotto in un organismo e’ molto variabile,in particolare secondo la sua localizzazione (intra o extra-cellulare ),secondo le modalita’ della sua introduzione e secondo la reattivita’ immunitaria dell’ospite.
Si raggruppa sotto il termine di immunita’ aspecifica l’insieme dei meccanismi che impediscono ai batteri di penetrare e proliferare all’interno dell’organismo senza l’intervento degli anticorpi o delle cellule citotossiche.

Inizialmente nell’immunita’ aspecifica si ha  una protezione meccanica (tosse,starnuti,movimento delle ciglia nel tratto respiratorio ).
un’altra barriera umorale e’ costituita dai secreti e liquidi corporei che intervengono nei luoghi di infezione.
Questa immunita’ e’  legata alla produzione locale di   ig a ,in questi tessuti ha un ruolo primario nei confronti delle infezioni.
le ig a sono secrete localmente e non derivano dal siero e sono attive contro virus e batteri inalati o  ingeriti.

Sono frequenti infezioni respiratorie in bambini che non posseggono ne’ ig a circolanti,ne’ ig a secretorie.
Possiamo trovare le ig a nella saliva ,nelle lacrime, nel latte ,nel colostro,nelle secrezioni gastro-intestinali e nei tessuti a contatto con l’ambiente esterno.

Il lisozima e’  un enzima idrolitico presente nei secreti dell’apparato digerente e respiratorio,nelle lacrime ,e nei liquidi tessutali.esso ha un alto potere battericida,demolisce la parete cellulare dei batteri gram-positivi (streptococchi e stafilococchi ).
Anche l’acido cloridrico dello stomaco e la flora batterica commensale hanno un ampio spettro battericida.

Le properdine sono diverse gamma-globuline del plasma sanguigno che da uno stato iniziale non attivo vengono attivate dai  batteri gram-negativi.
L’interferone e’ una glicoproteina antivirale,molto stabile al calore e al ph.viene prodotto dalle cellule umane dopo stimolazione da virus ma anche da batteri.
Quando un organismo e’ infettato da un virus,le cellule infettate producono interferone (sostanza capace di interferire con il metabolismo del virus impedendone la moltiplicazione  )
gli anticorpi impediscono la penetrazione virale nelle cellule (mediante inibizione della fissazione dei virus sui loro recettori cellulari ) non hanno un ruolo antivirale se non a titolo preventivo  (possono essere utilizzati nella sieroterapia preventiva ) ma restano privi di effetto una volta che l’infezione e’ in atto.

In alcuni casi (viru poliomielite ) gli anticorpi prevengono la diffusione dei virus dal luogo della prima infezione verso le cellule  sensibili ad esse ( snc e cuore )
tuttavia poiche’ i virus hanno una moltipliczione intra-cellulare,gioca un ruolo fondamentale l’immunita’ cellulo-mediata:
le cellule di tipo 1 hanno azione antivirale, le cellule di tipo 2 sono immuno-soppressori,potenziano le cellule killer.

La temperatura superiore a 37°c favorisce la produzione di interferone,viceversa la somministrazione di forti dosi di ossigeno e cortisone ne frenano la produzione.
il sistema del complemento (sistema enzimatico ) e’ un sistema complesso di  proteine sieriche   costituito da piu’ componenti  (da c1 a c9 ) le funzioni del complemento sono molteplici tra cui :
- citolisi dei batteri,virus,cellule estranee e cellule del corpo danneggiate
- richiamo dei leucociti
- azione di opsonizzazione sui macrofagi,leucociti e trombociti
- aumento della permeabilita’ capillare.

L’attivazione del c1 da parte degli anticorpi dipende dalla classe delle immunoglobuline.
1 molecola di ig m puo’ attivare il c1
2 molecole di ig g puo’ attivare il c1
l’attivazione della sequenza completa del complemento (da c1 a c9 ) e’ capace di produrre un’emolisi intravascolare
il complemeto e’ costituito da  circa 20 proteine circolanti capaci di interagire con alcune membrane biologiche su cui si depositano.
l’attivazione a cascata dei suoi componenti provoca l’attivazione di numerosi effettori cellulari,provoca la formazione di istamina da parte dei mastociti e stimola la fagocitosi dei polinucleati.
e’ un sistema umorale caratterizzato da un’attivazione rapida e localizzata.
puo’ essere diviso in tre unita’:
1-via classica (c1 ) si attiva solo in presenza di anticorpi
2-via alterna (c3 ) mezzo di difesa immediata ancor prima dello sviluppo di una immunita’ specifica,anche in assenza di anticorpi
3-complesso litico (c5 -6-7-8-9) che e’ attivato dalle due vie di riconoscimento (c1-2) e da’ una unita’ effettrice terminale comune
immunità aspecifica cellulare
’elemento  principale   e’ l’intervento delle cellule fagocitarie.
queste cellule si accumulano nel luogo di infezione,ingeriscono e digeriscono il batterio.
se il microorganismo riesce a penetrare nei tessuti viene messa in atto la fagocitosi  dei macrofagi tessutali (istiociti ).
se i batteri non vengono distrutti in loco invadono le vie linfatiche fino ai linfonodi dove agiscono altre cellule con potere fagocitario.
i batteri possono sopraffare le  difese locali e raggiugere il torrente sanguigno,qui nel torrente ematico incontrano i neutrofili e i monociti.
benche’ la barriera difensiva sia molto potente ,questa difensiva a volte puo’ essere superata e alcuni microorganismi possono localizzarsi a livello di organi come cervello,ossa,reni… provocando  setticemie fatali.
i polinucleati piu’ numerosi e piu’ mobili intervengono per primi.
i macrofagi e monociti hanno un ruolo determinante nelle prime ore dell’instaurarsi della reazione infiammatoria
il microrganismo patogeno tuttavia se non viene eliminato con questa prima linea di difesa puo’ proliferare  e essere distrutto dalla seconda linea di difesa l’immunita’ specifica.
inoltre questa stessa  azione fagocitaria  e’ nettamente aumentata grazie ai prodotti della risposta immunitaria specifica (anticorpi e linfochine )
i macrofagi a loro volta intervengono con diverse funzioni aiutando i linfociti t e b.
spesso intercettano per primi l’antigene per poi presentarlo ai linfociti,oppure intervengono sul luogo fagocitando le cellule nemiche.
l’endocitosi (che comprende la fagocitosi e la pinocitosi ) in origine serviva alle cellule ameboidi soltanto per l’ingestione del cibo.
nel corso dell’evoluzione e’ stata circoscritta alle cellule di derivazione mesenchimale.
mentre i fagociti fissi formano  una specie di  filtro che mediante il sangue e la linfa raccoglie sostanze invasive,le  cellule mobili si dirigono  attivamente verso la zona di infezione.
immunità specifica cellulare
e’ piu’ recente in termini evolutivi,ha una grande reazione immunologica,da un periodo di latenza di 1-3 giorni tra l’insorgere dell’infezione e lo sviluppo dell’immunita’ specifica.
le cellule staminali determinate verso  la linea linfocitaria,si formano in un annesso embrionale ( il sacco vitellino ).
da qui migrano nel fegato,successivamente nel timo (linfociti t ) e nel midollo  osseo  (linfociti b )
i linfociti sono dislocati in tutto il corpo,in particolare nella cute e nelle mucose dove formano ammassi linfo-epiteliali  (tonsille ) oppure raccolti nei linfonodi,circolando in continuazione tra milza,nodo linfatici,tessuti e sistema vascolare ( rappresentano la componente principale dei linfociti nel sangue).
in queste stazioni periferiche i linfonodi sono maturi,ossia pronti al riconoscimento specifico degli antigeni e alla risposta immunitaria.
la specializzazione viene acquisita negli organi linfoidi primari.
il sistema cellulare e’ attivo nelle infezioni virali.
si basa sull’attivita’ dei linfociti t che distruggono selettivamente antigeni sia nei tessuti che nelle cellule.
si  attua attraverso quelle cellule staminali che si sono differenziate immunologicamente nel timo.
i linfociti t portano sulla loro superficie cellulare dei recettori che possono riconoscere gli antigeni.
i bambini che presentano carenze selettive di cellule t hanno una grande frequenza a contrarre infezioni virali .
immunita’ cellulo mediata (linfociti t )
questa immunita’ e’ trasferibile attraverso iniezioni di cellule linfoidi sensibilizzate e non attraverso il siero(comprende il rigetto dei trapianti )
l’immunita’ cellulo-mediata ha una iper-sensibilita’ ritardata,ed e’ assicurata da cellule sensibilizzate specificatamente che agiscono direttamente in loco con l’antigene per citotossicita’ o per liberazione di mediatori (linfochine )
nel corso della maturazione intra-timica i linfociti t si differenziano in  2  classi  di celule figlie:
1-    cellule di memoria
sono cellule longeve che a distanza di anni,dopo il contatto ripetuto con lo stesso  antigene hanno una reazione secondaria piu’ potente e intensa che determina per rapida  divisione numerose cellule killer )
sono cellule longeve e sono le cellule depositarie della memoria immunologica e sono in grado di trasferirla ad altri linfociti.
2-cellule effettrici
sono cellule che partecipano alla risposta immunitaria e si differenziano in sotto-popolazioni:
•    linfociti  t helper (promuovono la produzione di anticorpi da parte dei linfociti b )
•    linfociti  t suppressor (che fanno da regolatori  insieme ai linfociti helper ))
•    linfociti citotossici (che mediante la produzione di linfochine distruggono le cellule bersaglio )
una quarta popolazione linfocitaria  e’ quella dei linfociti killer i quali si differenziano dai citotossici perche’ non producono linfochine.
i linfociti t hanno una vita molto lunga ,da anni all’intera durata dela vita.
i linfociti t rappresentano oltre il 70% dei linfociti,ed esercitano un’azione direttiva sui linfociti b ,che invece hanno una funzione esecutiva.
quando un’antigene penetra nel nostro  organismo,sotto la direzione dei linfociti t,i linfociti b si trasformano in particolari cellule chiamate plasmacellule,le quali producono gli anticorpi specifici.
quindi  le plasmacellule si formano per divisione indotte,esse necessitano per la formazione di anticorpi la cooperazione dei linfociti t ( cellule helper )
i linfociti fagocitano gli antigeni aiutati da sostanze presenti nel sangue (le opsine )
poi le batteriolisine dissolvono questi antigeni e le antitossine neutralizzano le tossine.
in particolare:
i linfociti t possono dostruggere direttamente i bateri mediante fagocitosi (legandosi ad essi e fagocintandoli )
i linfociti b producono anticorpi che si legano direttamente agli antigeni e vengono fagocitati nel sangue dai macrofagi.
i linfocit t si spostano in continuazione con funzione di sorveglianza immunologica per cui tanti ne entrano nel letto circolatorio tanti ne escono.
il loro  numero nella linfa e nel sangue rimane costante,e sono piu’ mobili dei linfociti b i quali si muovono piu’ lentamente.
il sistema umorale e’ attivo nelle infezioni batteriche.
i linfociti b danno un’immunita’ umorale di tipo  immediato,i loro anticorpi vengono rilasciati nel sangue.
i linfociti b in determinate circostanze si trasformano in plasmacellule .sono le plasmacellule che mettono in circolo le immunoglobuline o anticorpi.
gli anticorpi sono presenti nel plasma sanguigno o sulle membrane dei linfociti.
gli anticorpi sono glico-proteine,cioe’ proteine ad alto peso molecolare che si uniscono al rispettivo antigene neutralizzandolo.
sono costituite da almeno 4 catene  di polipetidi legate ad un componente glucidico.
le catene leggere -l- (214 amminoacidi ) identiche fra loro
le catene pesanti -h- (430 amminoacidi) identiche fra loro
le immunoglobuline in base a diverse caratteristiche si possono distinguere in 5 classi,tutte si trovano in varia proporzione nel sangue e sono secrete da plasmacellule .
ig m vengono prodotte durante il primo contatto con un antigene infettivo sono i primi anticorpi ad essere prodotti,comparendo sulle membrne dei lifociti b.
vengono sostituite dopo 1 o 2 giorni dalle ig g che si formano in modo continuo e vanno a sostituire le ig m.
le ig m non agiscono contro determinati antigeni per esempio i gruppi sanguigni ab0,l’antigene della salmonellae quello dell’escherichia coli
•    ig g costituiscono la parte piu’ importante e abbondante fra le ig presenti nel siero,sono quelle che attraversano la  barriera placentare e sostituiscono le ig m (primi anticorpi a comparire dopo il contatto con un’agente infettivo ) che gradualemnte spariscono per essere sostituite dalle ig g.
quindi sono anticorpi  che si formano nelle reazioni secondarie (chiamate per lungo tempo gamma-globuline ) e poiche’possono attraversare la placenta sono un mezzo di difesa per il neonato
•    ig a sono presenti nel secreto nasale,tracheale,bronchiale,intestinale,nella saliva,nel colostro e anche (poche)  nel siero.
•    ig d sono presenti nel siero(recettori antigenici dei linfociti )
•    ig e sono presenti nel siero  di individui sensibili ai pollini,a polveri e ad altre sostanze.
in presenza dei rispettivi antigeni provocano la reazione allergica immediata (tipico il raffreddore da fieno )
le ig m,le ig g,le iga si identificano con l’immunoelettroforesi.
le ig d e le ig e   e’ necessario cercarle con tecniche piu’ sensibili (radio-immunologia)perche’ presenti nel siero in concentrazioni molto basse.
le ig g  sono l’85% delle immunoglobuline de siero (sono le sole che attraversano la placenta )
quindi gli anticorpi sono sostanze glico-proteiche secrete dall’organismo in risposta all’introduzione di un’antigene.
la struttura di tali glico-proteine ci e’ nota grazie a metodologie chimico-fisiche quali:
elettroforesi
ultracentrifugazione
digestione enzimatica
l’elettroforesi e’ la tecnica piu’ usata per separare le proteine del siero sfruttando le differenze della loro velocita’ di migrazione in campo elettrico
in base alla loro carica elettrica si separano 5 bande di proteine che corrispondono in ordine di migrazione:
1-albumina la piu’ veloce
2-alfa 1
alfa 2
4-beta
5-gamma la meno veloce (la maggior parte delle immunoglobuline )
i linfociti b rappresentano il 5-15% dei linfociti.
il midollo osseo (il fegato e la milza nella vita fetale ) e’ l’organo in cui avviene la differenziazione dei lifociti b (nei mammiferi )
negli uccelli questo organo e’ la borsa di   fabrizio.
negli organi periferici prosegue il processo di maturazione.
riassumendo nel midollo osseo vi e’ la cellula staminale che da’ origine al: 1-capostipite  emapoietico
2-capostipite mieloide tra cui:
i monociti poi macrofagi
i mielociti poi polinucleati che si dividono in:
neutrofili (immunita’ non specifica fagocitosi )
basofili (captano le ig e  ipersensibilita’ immediata )
eosinofili.
i batteri inducono la produzione di numerosi anticorpi,questa produzione predomina nella milza e nei linfonodi.
le funzioni fondamentali degli anticorpi antibatterici sono:
1-la neutralizzazione delle tossine
2-potenziamento della fagocitosi per opsonizzazione dei batteri
gli anticorpi antitossine intervengono nel tetano,nella difterite e nel botulismo.
gli anticorpi opsonizzanti favoriscono l’ingestione dei batteri in maniera preferenziale,questo effetto puo’ essere rafforzato dalla fissazione del complemento (fino al c3)
altri anticorpi favoriscono il reclutamento di cellule fagocitarie nel luogo dell’infezione (il complemento potenzia questa azione fino al c5)
o per batteriolisi (in presenza di complemento fino al  c9 )
i batteri a moltiplicazione intracellulare (bacillo della lebbra ) sono poco sensibili all’azione degli anticorpi che non li attaccano.
questi batteri sono sensibili all’immunita’ cellulo-mediata assicurata dai linfociti t che dopo aver riconosciuto i batteri proliferano e secernono linfochine che attirano e attivano i macrofagi  (aumentand il potere battercida
la produzione degli anticorpi e la risposta immunitaria cellulo-mediata sono sottoposte al doppio controllo delle  cellule t helper e cellule t suppresor ,le quali intervengono nel modo specifico per l’antigene che esse riconoscono (mediante recettori sulla loro membrana )
questo riconoscimento  e la differenziazione cellulare che esso determina e’ sotto la dipendenza di geni specifici per ciascun antigene ,i geni i.r.
in assenza del gene i.r. (che controlla la risposta immunitaria ) non c’e risposta umorale ne’ cellulo-mediata

definizione di antigene
gli antigeni sono sostnze ( di solito glicoproteine ) ma anche polisaccaridi,acidi nucleici,glicolipidi capaci di scatenare una reazione immunitaria umorale o cellulare o entrambe e successivamente di reagire in maniera selettiva con i prodotti specifici del sistema immunitario.
una sostanza per essere antigenica deve possedere:
antigenicita’ (deve indurre una risposta immunitaria )
immunogenicita’ (specifica )
un antigene e’ completo quando possiede sia intigenicita’ che immunogenicita’
un antigene e’ incompleto ( o aptene ) quando e’ antigenico ma non immunogenico
immunita’
dopo una prima infezione l’organismo acquista una immunita’ contro un determinato antigene,perche’ per la presenza di cellule specifiche di memoria vengono impediti nelle successive infezioni effetti patogeni.
su questi principi si basa l’immunizzazione attiva:
antigeni morti o indeboliti,quantita’ innocue di un antigene introdotti in un organismo inducono una risposta immunitaria controllata e inducono per il futuro un’azione difensiva cellulare e umorale piu’ intensa
l’immunita’ attiva puo’ essere naturale o artificiale
immunita’ attiva naturale
questo tipo di immunita viene acquisita dopo aver contratto la malattia direttamente.
puo’ durare pochi mesi (influenza ) o tutta la vita  (morbillo )
immunita’ attiva articiale
l’immunita’ attiva artificiale ha il vantaggio di durare molto di piu’ della passiva (poiche’ le cellule del nostro corpo conservano la capacita’ di fabbricare anticorpi per molto tempo talvolta tutta la vita ) pero’ ha lo svantaggio che prima che si instauri occorre un periodo variabile da 1 settimana a 4 settimane.
questa immunita’ consiste nella vaccinazione preventiva (vaccino profilassi )
secondo le modalita’ dipreparazione vi sono due tipi di vaccini:
1-vaccini vivi   inattivati
questi vaccini contengono virus,batteri uccisi che conservano il loro potere antigenico.
l’inoculazione di un siero eterologo puo’ dare luogo ad inconvenienti di cui il principale e’ la malattia da siero che insorge dopo una decina di giorni con febbre,orticaria,tumefazioni e dolori alle articolazioni.
una forma gravissima  detto shock anafilattico si puo’ manifestare inoculando del siero in persone che avevano che avevano gia’ subito in un passato anche lontano anche lontano una precedente iniezione.
durante lo shock si forma  l’istamina,una sostanza responsabile dello  spasmo dei bronchi,collasso,ipotensione talora mortali.
l’anafilassi e’ un particolare stato di ipersensibilita’che l’organismo acquista verso una data sostanza etreogenea proteica (antigene ) quando gia’ in precedenza era venuta a contatto con essa.la prima iniezione di siero che aveva  determinato l’ipersensibilita’ e’ detta sensibilizzante,la seconda responsabile dello shock e’ detta scatenante.
2-vaccini vivi attenuati
questi vaccini rappresentano il maggior numero degli attuali vaccini antivirali (antimorbillo,antipolio,antirosolia ) e il vaccini antibatterico della tbc.
questi vaccini contengono agenti infettivi vivi ma attenuati nella loro virulenza.
un vaccino si considera  polivalente quando e’ preparato con ceppi diversi e varieta’ diverse di germi apparteneti alla stessa specie (vaccino trivalente di sabin )
un vaccino si considera misto quando contiene specie diverse di germi messi insieme allo scopo di instaurare contemporaneamente l’immunita’ verso altrettante infezioni (vaccino contro la difterite+tetano+pertosse )
in gravidanza e’ concessa la sola vaccinazione antitetanica per proteggere il neonato dal tetano ombelicale.
immunita’ passiva
nella immunizzazione passiva si introducono nell’organismo  direttamente gli anticorpi.
l’effetto e’ immediato ,ma ha lo svantaggio di essere poco durevole.
immunita’ passiva naturale
questa immunita’ e’ data dagli anticorpi che vengono trasmessi dalla madre al feto attraverso la barriera placentare e che si esaurisce al compimento dei 6 mesi di vita del neonato.
anche  attraverso il latte materno (specialmente il colostro dei primi giorni ) da una grande protezione al bimbo nei confronti di molte infezioni gastro-enteriche.
immunita’ passiva artificiale
(questa immunita’ e’ data dalla siero -terapia e gammaglobuline ).
questa immunita’ come visto si instaura immediatamente ma ha una durata molto limitata ( da 1 a 2 mesi )
consiste nell’introdurre nella persona un siero ricco di anticorpi con lo scopo di fortificare l’organismo.
i sieri vengono detti:
1-eterologhi=ottenuti dagli animali (cavallo,bue )
l’animale viene vaccinato e in seguito gli si preleva il siero (plasma privo di fibrina e ricco di anticorpi )
2-omologhi =ottenuti dall’uomo
i sieri omologhi sono ottenuti da uomini che hanno superato la malattia o l’infezione o da donatori immunizzati
inoltre i sieri possono essere:
antitossici=neutralizzano le esotossine batteriche (antitetano e antidifterite )
antibatterici=favoriscono la fagocitosi dei batteri
antivirali = favoriscono la neutralizzazione dei virus

i fattori che possono modificare il sistema immunitario sono:
l’eta’=le malattie infettive sono piu’ gravi nelle eta’ estreme della vita,nei bambini per immaturita’ del sistema e negli anziani ove il sistema immunitario si indebolisce.
ormoni = gli steroidi inibiscono i meccanismi di  difesa immunitaria.
farmaci = gli anestetici inibiscono la fagocitosi,cosi’ come l’alcool.
malnutrizione = aumenta la vulnerabilita’ contro le infezioni.

vaccinazioni obbligatorie
1-antitetanica+antidfterica (3 somministrazioni per via intramuscolare )
2-antipolio ( vaccino trivalente contenente i 3 virus della poliomielite ) esso va praticato in 4 dosi successive per via orale  due ore a digiuno prima e dopo )
in base alla legge n.166 del 27 aprile 1981 i bambini italiani devono ricevere le seguenti vaccinazioni:
3 mesi= 1° dose antipolio  e 1° dose antitetanica + antidifterica
5 mesi = 2° dose antipolio e 2° dose antitetanica+ antidifterica
10/11 mesi = 3° dose antipolio e 3° dose antitetanica + antidifterica
2 anni = 4° dose antipolio
6 anni = richiamo antitetanica+antidifterica

immunotolleranza
e’ la mancata produzione di anticorpi nonostante l’introduzione di antigeni.
e’ molto pericolosa anche se risulta utile nei trapianti
immunita’ parassitaria
ogni parassita presenta un vero e proprio mosaico di antigeni
immunita’ da trapianto
i trapianti possono essere:
trapianto della stessa specie = allotrapianto
autotrapianto= stessa persona
trapianto singenico = gemello omozigote
xenotrapianto = trapianto con donatore e ricevente di specie diversa

immunita’ antitumorale
i tumori maligni esprimono sulla loro superficie antigeni specifici che provocano reazioni immunitarie cellulari e umorali analoghi a quelle degli allotrapianti
gli antigeni umorali sono vari  (t.s.a.,tata..  )
le cellule t svolgono una sorveglianza immunitaria che permette loro di eliminare in continuazione cellule maligne estranee all’organismo,attualmente si pensa che anche le cellule nk (natural killer ).
molti tumori tuttavia  riescono ad eludere questo controllo immunologico.
malattie immunologiche sono:
da ipersensibilita’ (quindi immunita’ eccessiva che si ritorce sull’organismo stesso vedi anafilassi )
autoimmuni  (quindi immunita’ verso il self ,cioe’ verso il proprio corpo.
reazioni  da  ipersensibilita’
sono stati patologici generalmente acuti legati ad una risposta esagerata (non autoimmune ) nei confronti di antigeni ambientali
gell e coombs descrivono 4 categorie di immuno-reazioni patogene.
1-reazioni anafilattiche atopiche mediate dalle ig e,sono immediate ( nel giro di qualche minuto ),fanno parte di questo tipo tutte le manifestazioni allergiche.
in questi casi l’antigene si lega agli anticorpi di tipo ig e. questa reazione antigene-anticorpo porta alla liberazione di istamina,ne sono un’esempio lo shock anafilattico e l’ama topica (reazione limitata solo ai bronchi )
gli anticorpi   ig e hanno la proprieta’ di fissarsi su cellule specializzate,i mastociti e i basofili.queste cellule a sua volta liberano mediatori come l’istamina e la serotonina.
quando la reazione resta localizzata ad un territorio limitato (bronchi,tubo digerente ,…)si parla di atopia.
l’atopia definisce lo stato di ipersensibilita’ che e’ legato ad un particolare aplotipo di hla  ( test di laboratorio rist e rast  )
la dermatite atopica e’ piu’ grave della dermatite da contatto  (che’ e’ una reazione di tipo ritardato )
nei casi piu’ leggeri provoca malessere con eritema cutaneo pruriginoso od orticaria nei minuti successivi all’iniezione di un antigene gia’ incontrato dall’organismo.
poi si puo’ avere dispnea dovuta ad edema della laringe.nelle forme piu’ gravi il collasso.
la prima iniezione di antigene induce la formazione di anticorpi ig e che si fissano sui basofili e mastociti,la seconda libera istamina e serotonina(mediatori dell’ipersensibilita’ immediata )
le cause dello shock anafilattico nell’uomo sono:
iniezioni di siero xenogenico (antitetanica)
punture di insetti (vespa )
alcuni farmaci (in particolare penicillina )
la rottura di cisti da echinococco
e ancora la terapia di desensibilizzazione usata in allergologia
principali allergeni (antigeni capaci di scatenare la produzione di ig e)
questi antigeni possono essere inalati o ingeriti
inalati=pollini (delle erbe ),polvere (che contiene acari altamente allergenici),peli di animali.
alimentari=latte di vacca (nel neonato antigene latto-globulina ),uova,frutti di mare,alcune bacche
e ancora insetti,alcuni batteri e molti farmaci.
le manifestazioni cliniche  piu’ ricorrenti:
rinite allergica,asma bronchiale,orticaria atopica,allergie alimentari,dermatite da contatto,malattia emolitica del neonato.
2-    reazioni di citotossicita’ (nel giro di qualche ora )  legate all’azione degli anticorpi del complemeto nei confronti di antigeni di membrana. l’anticorpo  si fissa sull’antigene  presente sulla membrana cellulare.
sono reazioni di tipo citotossico mediate da   ab  igm e igg contro ag (antigeni ) sulla superficie cellulare.
si formano cosi’ ic non circolanti  che stimolano il c’, attivano neutrofili e monociti che liberano enzimi idrolitici con danno tessutale
3-reazioni da immunocomplessi locali o circolanti ,ne sono un’esempio la malattia da siero,il lupus eritematoso sistemico e la  glomerulo-nefrite-post-strptococcica ( l’antigene dello streptococco si impianta sulla membrana glomerurale e il legame con gli anticorpi relativi provoca la deposizione di antigeni e anticorpi sulla membrana.
si formano quindi  degli aggregati di anticorpi o antigeni  all’interno dei vasi o dei tessuti.
per vedere gli immunocomplessi si adottattano la immunofluorescenza e la centrifugazione.
le reazione conseguenti all’iniezione da siero eterologo nell’uomo possono essere di 2 tipi:
la malattia da siero (che fa intevenire gli immunocomplessi )
l’anafilassi (che fa intervenire le ig e )

le reazioni dei primi tre tipi sono reazioni veloci mediate da anticorpi,il quarto tipo e’ mediata dai linfociti t.
4-reazioni cellulo-mediate,si verificano dopo qualche giorno (1-3 giorni dal contatto con l’antigene ) e’ un’ipersensibilita’ ritardata mediata da linfociti t ( c d4 helper ) e linfociti t ( citotossici c d8 ).
si manifesta con arrossamento,edema,indurimento della cute dovuta all’accumulo di cellule infiammate.
ne sono esempi il rigetto acuto dei trapianti e l’iper-sensibilita’ ritardata cutanea nei confronti della tubercolina
malattie autoimmuni
possono essere divise in :
1-malattie organiche o organo-specifiche che sono reazioni dirette verso un solo organo o ghiandola. in queste malattie l’organo subisce un danno cellulare mediato da meccanismi umorali o cellulari o la funzione dell’organo puo’ essere stimolata o inibita da anticorpi.nel diabete insulino-dipendente vengono danneggiate le cellule beta del pancreas ( insulina )
2-malattie sistemiche se vengono alterate le funzioni di diversi organi. le malattie autoimmuni sistemiche causate da auto-anticorpi o accumulo da ic sono: la sclerosi multipla,l’artrite reumatoide,lupus sistemico eritematoso

teoria clonale
un individuo e’ capace di sintetizzare anticorpi differenti da 10  5 a 10  7.
secondo le teorie informatrici queste molecole avevano tutte una struttura primaria identica e poco diversificata.
i piu’ recenti risultati hanno dimostrato che le sequenze degli amminoacidi delle immunoglobuline o del loro dna sono  diversificate nella loro struttura.
questa teoria selettiva nata nel 1900 (ehrlich ) se’ molto sviluppata negli anni 60.
essa afferma che ad ogni antigene corrisponde una famiglia  (o clone ) di cellule che reagiscono specificatamente contro di esso.
la cellula immuno-competente stimolata dall’antigene , prolifera e si differenzia,cosi’ puo’ produrre plasmociti=plasmocellule=anticorpi,cellule citotossiche o ancora cellule di memoria.

controllo genetico della risposta immunitaria
come tutte le funzioni dell’organismo,le reazioni immunitarie sono sotto il controllo genetico.
all’interno di una stessa famiglia si sono notate malattie immunologiche.
queste malattie sono controllate da piu’ gruppi di geni.
alcuni geni sembrano controllare la specificita’ della risposta immunitaria,altre controllano i meccanismi effettori.
il sistema hla
questo sistema ha permesso la localizzazione dei geni e il collegamento genetico di molte malattie.
quando una malattia viene trasmessa,si ritrova sempre un certo allele del sistema immunogenetico,che nelle famiglie considerate rappresenta un marcatore della malattia.
piu’ spesso tuttavia le malattie non sono ereditarie,esiste un terreno familiare,ma nessuno schema genetico spiega alcuni casi rari familiari.
si tratta di vedere se un dato allele e’ maggiormente rappresentato in alcune malattie.
la presenza di alcuni alleli potrebbe comandare una risposta esagerata o deficiente nei confronti di alcuni antigeni.
e’ possibile distinguere 5 categorie di geni:
1-geni che controllano la parte costante delle immunoglobuline (isotopi e allotipi )
2-geni che controllano gli idiotipi (parte variabile delle immunoglobuline )
3-    geni che controllano la regolazione positiva (helper )
e negativa (suppresor ) operata dalle cellule t
4-    geni che controllano gli antigeni,il cui riconoscimento e’ necessario affinche’ le cellule t li riconoscano e reagiscano contro di essi
5-    geni che controllano le risposte immunitarie indipendentemente dall’antigene contro il quale sono dirette.

AIDS: metodi di prevenzione e di terapia

Come si trasmette l’AIDS

L’AIDS è una malattia trasmissibile, ma non contagiosa. L’HIV-1 è stato trovato, ma in piccola quantità in tutti i liquidi organici dei soggetti infetti. Si trova perciò anche nelle lacrime, nella saliva e nell’urina, ma è escluso che tali piccole quantità possano infettare qualcuno.

Il caso è completamente diverso per il sangue e le secrezioni sessuali (sperma, secrezioni vaginali) che possono contenere dosi del virus in grado di trasmettere l’AIDS.

La principale modalità di trasmissione dell’HIV è la via sessuale. L’epidemia si è diffusa prima negli omosessuali maschi, nei bisessuali, poi poco a poco negli eterosessuali.

Il sangue costituisce il secondo canale attraverso il quale si può trasmettere il virus. Questo riguarda in primo luogo i tossicomani che utilizzano droghe iniettabili.

Il virus dell’AIDS viene trasmesso con il sangue per l’abitudine diffusa tra i tossicomani di riutilizzare le siringhe e di scambiarsele.

La trasmissione del virus dell’AIDS al personale sanitario è possibile, ma il rischio è basso.

Le trasfusioni di sangue sono state almeno fino al 1985 un canale molto efficace per trasmettere il virus. Attualmente il rischio di contagio tramite trasfusione di sangue è diventato molto basso dopo l’individuazione sistematica degli anticorpi anti-HIV nel sangue dei donatori.

Il contagio dei bambini è un grave problema. Le statistiche mostrano che il 20-30% dei bambini nati da madre infetta è già contagiato dal virus al momento della nascita. La trasmissione avviene nella maggior parte dei casi al momento del parto.

Il premio Nobel per la medicina 1997

Il Nobel per la medicina del 1997 è stato assegnato allo statunitense Stanley B. Prusiner, 55 anni, docente di biochimica all’Università della California di San Francisco, per la sua scoperta dei prioni, agenti patogeni costituenti un nuovo principio biologico delle infezioni, caratterizzato dal fatto di non indurre la reazione del sistema immunitario. Lo scienziato è pervenuto alla scoperta studiando un’infezione delle pecore e delle capre denominata “scrapie”, dimostrando che essa è dovuta a un agente infettivo, il prione, che normalmente esiste negli organismi animali e nell’uomo sotto forma di glicoproteina avente dimensioni 100 volte inferiori a quelle dei virus più piccoli, di un diametro intorno ai 5 nanometri (5 miliardesimi di metro).

Una caratteristica dei prioni è quella di replicarsi senza l’ausilio di materiale genetico (cioè gli acidi nucleici DNA e RNA) a differenza di quanto avviene per gli altri agenti patogeni. Infatti anche i virus, i quali, a differenza dei batteri non posseggono un corredo genetico autonomo, utilizzano il DNA o l’RNA dell’organismo in cui sono presenti per replicarsi e quindi moltiplicarsi. L’azione infettiva dei prioni sembra quindi manifestarsi mediante una proteina senza acido nucleico, anche se non si può escludere a priori l’esistenza di un tale acido, non rilevabile in quanto nascosto da altre strutture molecolari o presente in quantità troppo piccole, la qual cosa non modificherebbe comunque l’eccezionalità del modo di riprodursi dei prioni stessi.

I lavori di Prusiner hanno consentito di acquisire fondamentali conoscenze su questi agenti patogeni: essi esistono normalmente negli animali e nell’uomo sotto forma di proteine, alla cui presenza il sistema immunitario, non sollecitato, rimane inerte, in quanto “abituato” alla presenza dei prioni fin dall’inizio dell’esistenza dell’organismo. I prioni possono tuttavia trasformarsi spontaneamente in aggregati patogeni, capaci di attaccare le cellule del sistema nervoso centrale di uomini e animali, uccidendole e trasformandole in una massa spongiforme; essi possono essere trasmessi per via ereditaria e per contagio (per esempio inoculazione di ultrafiltrati cerebrali).

A tali fenomeni possono essere riconducibili le malattie denominate encefalopatie spongiformi, che si manifestano dopo periodi di incubazione molto lunghi (mesi, anni e talvolta decenni) e che minano progressivamente il sistema nervoso, come appunto la scrapie, la malattia di Creutzfeld-Jacob che provoca lesioni cerebrali simili a quelle dell’encefalopatia spongiforme bovina (il morbo della “mucca pazza”) e forse anche il morbo di Alzheimer, anche se questa ultima malattia non risulta essere trasmissibile.

Nella motivazione dell’assegnazione del Premio Nobel a Prusiner viene messa in rilievo l’importanza delle scoperte dello scienziato per la comprensione dei meccanismi biologici che sono alla base delle malattie legate alla demenza e per lo sviluppo di nuove e più adeguate strategie terapeutiche per la cura e la prevenzione delle stesse.

Antiossidanti

Gli antiossidanti rappresentano una famiglia importante di composti la cui funzione è di evitare l’ossidazione, o meglio l’ossidazione spontanea, di determinati composti o di materiali facilmente degradabili, oppure quella di impedire o comunque di regolare i fenomeni di ossidazione dei sistemi biologici.

I meccanismi di ossidazione

L’ossidazione spontanea delle sostanze organiche avviene generalmente mediante reazioni radicaliche, basate cioè sulla formazione di radicali liberi. Tali reazioni sono piuttosto complesse e avvengono in tre fasi.

Nella prima fase, avviene una reazione che dà origine alla formazione di radicali liberi nel sistema chimico considerato. L’ossidazione ha inizio con la rottura di legami carbonilici o di legami perossidici, presenti per esempio in composti di tipo polimerico. Il legame perossidico è notoriamente debole per cui esso si decompone facilmente, soprattutto per azione della luce uv, per dare origine alla formazione di radicali liberi. La concentrazione di tali radicali liberi aumenta gradualmente nel tempo.

Per esempio:

ROR = RCO. + R.

RCO. = R. + CO

ROOH = RO. + OH.

A questa fase segue la fase di propagazione della reazione in cui i radicali liberi formatisi, soprattutto reagendo con l’ossigeno, danno origine ad altri radicali liberi in una determinata serie di reazioni successive, come per esempio:

R. + O2 = ROO.

ROO. + RH = ROOH + R.

La reazione tra due radicali alchilici oppure tra un radicale perossidico e un radicale alchilico determina la fine della reazione di propagazione:

2R. = R-R

ROO. + R. = ROOR

Da rilevare che nella fase di propagazione l’ossigeno molecolare presente nell’ambiente reagisce con i gruppi alchilici dei composti organici con una velocità sensibilmente superiore a quella dei radicali perossidici già presenti, dando origine ad altri radicali perossidici reattivi con l’eliminazione di un atomo di idrogeno dal composto organico. La velocità di tali reazioni di ossidazione dipende dalle energie di dissociazione e dalla conformazione sterica dei legami carbonio-idrogeno nei gruppi alchilici. I legami carbonio-idrogeno nei legami allilici sono i più facili da decomporre, seguiti rispettivamente dai legami dei gruppi con atomi di idrogeno terziari e secondari.

Gli antiossidanti nella chimica

In particolare, nei sistemi chimici, gli antiossidanti ritardano l’ossidazione di composti organici da parte dell’ossigeno atmosferico. Tali reazioni di ossidazione determinano per esempio il deterioramento delle proprietà meccaniche delle sostanze polimeriche, il peggioramento delle caratteristiche dei lubrificanti a causa dell’aumento della loro viscosità, della loro acidità e della conseguente formazione di sostanze insolubili.

Gli antiossidanti esercitano la loro azione reagendo per primi rispetto all’ossigeno presente, con i radicali liberi eventualmente formatisi. Ciò avviene in quanto la reazione degli antiossidanti avviene con una velocità superiore a quella della reazione dell’ossigeno con tali radicali liberi. Dato che la velocità di reazione degli antiossidanti è in genere notevolmente superiore, le concentrazioni di antiossidanti usate sono piuttosto basse; 0,01-0,05% in peso del composto organico, nel caso di sostanze polimeriche. concentrazioni più elevate, intorno a 0,5-2% in peso nel caso di sostanze più sensibili all’azione ossidante dell’ossigeno presente. In questo senso, per quanto detto sopra, il polibutadiene e i grassi poliinsaturi che contengono gruppi allilici, per si ossidano più facilmente del polipropilene che contiene gruppi con atomi di idrogeno terziari, che a sua volta si ossida più facilmente del polietileneche contiene atomi di idrogeno secondari.

Tra gli antiossidanti più comuni figurano i fenoli, spesso contenenti nella molecola voluminosi gruppi alchilici in posizione orto rispetto al gruppo funzionale fenolico. Altri importanti composti antiossidanti sono costituiti da derivati delle para-fenilendiammine e delle difenilammine.

L’impatto biologico degli antiossidanti

Fondamentale è l’importanza degli antiossidanti nel campo degli organismi biologici. La loro azione sembra essere determinante nei processi biologici in relazione all’allungamento del ciclo vitale degli animali e dell’uomo.

In tal senso, va rilevato che la vita media umana è aumentata negli ultimi secoli da circa 40 anni a circa 75 anni, grazie ai progressi compiuti nella lotta contro le malattie che possono avere esito mortale e nel diminuire la presenza degli agenti patogeni nell’ambiente. Tuttavia, nello stesso periodo non si è avuto alcun allungamento della vita dell’uomo, per cui è aumentata la vita media delle persone, senza che si sia sostanzialmente modificata l’età alla quale muoiono le persone più anziane. Da ciò discende una domanda legittima: la durata massima della vita è praticamente non modificabile, oppure è possibile allungare la vita massima degli esseri umani dai circa 100 anni odierni a 150 anni ed oltre, utilizzando composti chimici, come gli antiossidanti, che possono ridurre o eliminare certi processi metabolici che limitano la durata massima della vita?

Mentre una teoria detta della “morte dei geni della cellula” prevede un limite controllato dal codice genetico allo sviluppo delle cellule, per cui le cellule sono predestinate a morire, la teoria omeostatica invece sostiene che i meccanismi di difesa ossidativa dell’organismo sono soggetti a un deterioramento con l’invecchiamento causa una riduzione programmata geneticamente della sintesi di antiossidanti nelle cellule dell’organismo o un assorbimento ridotto di vitamine con azione antiossidante nelle diete.

La relazione tra ossidazione delle cellule biologiche e l’insorgenza di determinate malattie è stata chiarita recentemente; i composti reattivi contenenti ossigeno che si formano per riduzione dell’ossigeno molecolare, come l’acqua ossigenata, i radicali alcoilici, i radicali alchilperossilici e gli alchilidroperossidi, agiscono in senso detossificante nei riguardi degli organismi e dei composti chimici estranei, ma nello stesso tempo danno origine alle reazioni di perossidazione dei lipidi nelle cellule sane e concorrono all’insorgenza di varie patologie, come il morbo di Alzheimer, le forme tumorali, la distrofia muscolare, le artriti reumatoidi, l’arteriosclerosi, le forme di diabete e il morbo di Parkinson.

In genere, esistono negli organismi sufficienti difese antiossidanti per distruggere i radicali sempre presenti negli individui sani. Ma con l’avanzare dell’età la concentrazione dei composti antiossidanti diminuisce gradualmente per cui aumentano in corrispondenza i composti ossidati, la cui formazione viene ulteriormente favorita dall’aumento dell’attività ossidativa enzimatica anch’essa in aumento con l’età.

Per esempio, aumenta considerevolmente con l’età la formazione delle lipofuscine, composti con colorazione scura, derivati al pari della malondialdeide, del pentano e dell’etano, dai processi di ossidazione che avvengono nell’organismo, composti che si accumulano in molti organi e soprattutto nelle cellule nervose. Da rilevare in questo senso che le lipofuscine si accumulano nel cuore dei cani con velocità circa cinque volte superiori a quelle dell’accumulo nel cuore umano, riflettendo abbastanza da vicino la differenza della durata della vita tra l’uomo e il cane.

La presenza dei composti antiossidanti inibisce quindi la reazione radicalica di ossidazione dei lipidi. Essi in particolare interrompono il processo ossidativo con un meccanismo di rottura della catena di reazioni che avvengono nell’organismo donando un atomo di idrogeno o un elettrone a un radicale perossilico, oppure prelevando un atomo di idrogeno o un elettrone da un radicale alchilico. Importanti antiossidanti sono l’alfa-tocoferolo (Vitamina E) e l’ubiquinolo nei lipidi e l’acido urico e l’acido ascorbico (Vitamina C) nel siero. In questo contesto, l’azione principale dell’acido ascorbico sembra essere quella di rigenerare l’alfa-tocoferolo in modo che la concentrazione di quest’ultimo rimanga costante nell’organismo.

L’ossidazione dei lipidi da parte dell’ossigeno presente può essere inibita già all’inizio in presenza di appropriati antiossidanti che eliminano o prevengono la formazione di radicali iniziatori della catena di reazioni ossidative. In tal senso, va rilevato che in natura spesso la fase iniziale di ossidazione comporta la riduzione dell’ossigeno presente in forma molecolare per dare un radicale superossidico (O2.-) che non è un forte agente ossidante ma subisce una lenta dismutazione per dare perossido di idrogeno (acqua ossigenata) importante fonte di radicali idrossilici.

Gli antiossidanti e l’alimentazione

L’uso esteso di antiossidanti negli alimenti è dovuto al fatto che l’ossigeno presente nell’aria determina varie modificazioni nei prodotti alimentari che diventano in tal modo non commestibili. Esempi in tal senso sono dati dall’irrancidimento degli oli e dei grassi. Gli antiossidanti utilizzati possono essere di origine naturale, o sintetizzati biologicamente ma simili a quelli naturali per composizione chimica, oppure possono essere costituiti da molecole ottenute per via sintetica, diverse da quelle naturali.

L’antiossidante naturale più estesamente impiegato è certamente l’acido ascorbico (la vitamina C, vedi sopra), presente in molti frutti e verdure fresche ma che viene anche sintetizzato biologicamente. Agisce da antiossidante in emulsioni di grassi e oli, impedendo l’imbrunimento della frutta, soprattutto quando tagliata, e dei succhi di frutta, e mantiene il colore della carne nel tempo. Essendo un composto vitaminico viene assunto senza conseguenze dall’organismo, anche se l’ingestione di quantità molto elevate del composto potrebbero originare nel tempo la formazione di calcoli renali.

Una famiglia di antiossidanti naturali molto importante è quella dei tocoferoli (vitamina E, vedi sopra), composti vitaminici estratti dall’olio di semi di soia, dai germogli di grano e di riso e dal granoturco, ma ottenuti anche per sintesi. L’assunzione continua di questi composti non presenta alcun problema per l’organismo.

Tra gli antiossidanti sintetici figurano i gallati di ottile, di dodecile e di propile, usati soprattutto per i grassi e gli oli e la margarina. Tutti questi composti sintetici possono provocare irritazioni di tipo gastrico, oltre a originare problemi nelle persone asmatiche. Il loro impiego è ovviamente escluso per gli alimenti per l’infanzia.

Altri antiossidanti sintetici sono il butilidrossianisolo e il butilidrossitoluolo, ampiamente utilizzati per oli e grassi, eventualmente in combinazione con i gallati, o con sostanze a effetto sinergico quali l’acido citrico o l’acido fosforico.

Rallentano l’irrancidimento degli alimenti o il deterioramento del sapore degli stessi, determinati dai fenomeni ossidativi. Si tratta di composti resistenti alla temperatura, per cui possono venire vantaggiosamente impiegati per i prodotti da forno.

Tali composti determinano però un aumento del livello dei lipidi e de colesterolo nel sangue e inoltre possono causare la demolizione molecolare di sostanze fondamentali per l’organismo come la vitamina D.