Rielaborazione del lutto per tornare alla vita

Lo stato mentale che accompagna i primi momenti e i primi giorni dalla perdita di una persona cara è assimilabile ad uno shock: un trauma che sospende la continuità  della vita, da collocare nella nostra esperienza passata. Le sensazioni che si provano sono moltissime, forti e a volte completamente diverse tra di loro, si sente un senso di ingiustizia, di negazione della realtà, di tristezza, ma anche di rabbia e paura.

I primi momenti dopo la perdita sono estremamente concitati. Occorre occuparsi di tante cose, adempimenti burocratici, scelte inerenti alla cerimonia funebre e tante altre cose. In queste incombenze è estremamente consigliabile farsi assistere da una agenzia di onoranze funebre a cui delegare questi oneri e da qualche amico o parente che possa sostenere nelle decisioni da prendere. Questo primo momento culmina con la cerimonia funebre in cui il sentirsi al centro dell’attenzione di tante persone dà un senso di stordimento e rende il dolore, se non meno forte, più sopportabile, tante sono al momento le emozioni. Poi si rimane soli. Gli addetti dell’agenzia funebre, i parenti e gli amici ci salutano e vanno a casa.

Da quel momento in poi non saranno più le sensazioni ad accavallarsi, ma i sentimenti. I sensi non percepiscono  la presenza della persona e la ci si rende conto che quello che appariva come un sogno irreale è realtà: si riconosce la perdita e il sentimento che ne deriva può davvero essere straziante. I ricordi iniziano ad accavallarsi e si inizia a capire che non ci saranno nuove occasioni da poter ricordare. Può iniziare un vago senso di colpa per qualcosa che la mente percepisce come una possibilità mancata. Può determinarsi la necessità di tener vivo il ricordo della persona persa con una ossessione per le fotografie, i suoi abiti, i profumi che ci ricordano di lei. Questa fase può coincidere con il desiderio di isolarsi, di vivere da soli il proprio dolore perché “nessuno può capire” e perché stare con altre persone sembrerebbe quasi come un tradimento, un t entativo di lenire una sofferenza che non può e non deve funzionare.

Queste fasi, assolutamente necessarie, devono però essere seguite da quella che in psicologia viene definita come la rielaborazione del lutto che consiste nel riprendere in mano la propria vita, connettersi nuovamente con il mondo esterno. Questo non significa dimenticare, significa solo vivere il proprio dolore senza quell’intensità che ci impedisce di vivere. Come si può riuscire a farlo? Un primo modo è mantenersi occupati, accettando le visite e ricambiandole quando siamo pronti, fare piccoli lavori che tengano impegnata la nostra mente, qualche passeggiata a contatto con la natura che ci ricordi che la vita è un dono meraviglioso. Ogni giorno cercare di fare un passo avanti.

Va da sé che occorra essere pazienti e accettare che passi molto tempo prima di sentirsi nuovamente gli stessi di prima della perdita. Ci vorranno molti giorni, mesi. Ci saranno ricadute, mille domande introspettive, ci sarà ancora la voglia di isolarsi per vivere il proprio dolore in maniera piena e per evitare la creazione relazioni  che potrebbero essere percepite dall’esterno e da noi stessi come veri e propri tradimenti. Mai cedere a questi impulsi. Un punto fermo è: mai isolarsi, anzi cercare di parlare per “drenare i sentimenti”, guardarsi dentro, analizzandosi per capire che quel dolore deriva dal sentimento di amore forte che abbiamo provato per quella persona, accettandolo ma cercando di guardare avanti.

Un ruolo importante è giocato dai parenti ed amici che, dopo i primi giorni di necessaria presenza non devono dimenticare la persona che sta soffrendo da sola. La compagnia di persone che magari conoscevano il defunto e lo amavano è un modo per condividere il dolore e non tenerlo nella sua intensità tutto dentro di sé. Con pazienza e dolcezza si possono consigliare attività leggere che impegnino la testa e facciano sentire la persona utile. Si deve essere pronti ad ascoltare molto, parlare poco e piangere con la persona che vogliamo aiutare. Con il tempo si capirà che dedicare il proprio tempo per aiutare una persona a superare il dolore è un modo per essere più felici.