Intolleranze alimentari: come riconoscerle?

Le statistiche nazionali parlano chiaro: negli ultimi 50 anni le persone che soffrono di allergie e intolleranze alimentari sono triplicate. L’Istat precisa che – solo in merito alle intolleranze – dai dati raccolti negli anni Ottanta, quando ad essere interessato da questo tipo di disturbi era solo il 3% della popolazione italiana, si è passati al 12,7%: una crescita esponenziale, che ci impone di comprendere e analizzare meglio il fenomeno e, al contempo, informare su come riconoscere le intolleranze in modo subitaneo e dettagliato. Le intolleranze, infatti, non sono caratterizzate da una sintomatologia facilmente riconoscibile: alcuni segnali della loro presenza, come uno sgradevole bruciore di stomaco e difficoltà digestive, sono spesso confusi con altre patologie.

L’intolleranza: definizioni e distinzioni

Intendiamo con intolleranze alimentari un ampio spettro di disturbi che si manifestano in seguito all’ingestione di uno specifico allergene, che varia di caso in caso in base al soggetto, e caratterizzati dalla conseguente comparsa di una specifica reazione avversa. La prima, doverosa distinzione va fatta con il termine allergia: l’allergia alimentare, infatti, coinvolge direttamente il sistema immunitario; al contrario la reazione che l’organismo sviluppa a causa di un’intolleranza non è scatenata dal sistema di difesa dell’organismo. Le reazioni di natura immunitaria scatenate da un’allergia, inoltre, è solitamente immediata e molto severa, arrivando a coinvolgere l’apparato respiratorio e producendo – nei casi più gravi – uno shock anafilattico. Caso diverso è quello delle intolleranze, che – proprio perché si manifestano in modo meno violento e spesso anche meno immediato – sono più insidiose, e certamente più difficili da riconoscere. La reazione dovuta a un’intolleranza alimentare, infatti, si può manifestare anche a distanza di giorni dal momento in cui si assume un determinato alimento, il che rende difficile non solo identificare la causa scatenante della reazione, ma anche riconoscere l’accaduto come un episodio di intolleranza.

L’intolleranza, inoltre, è caratterizzata dall’essere “dose-dipendente”: questo significa che, sotto a una certa quantità, la reazione dell’organismo è talmente leggera da risultare praticamente indistinguibile; anzi, al di sotto di una dose tollerata dall’organismo, tale reazione non avviene affatto (ciò non si verifica in caso di allergia, che invece può comportare reazioni gravi indipendentemente dalla quantità di allergene con cui si entra a contatto).

L’intolleranza alimentare: come riconoscerla

Per i motivi fin qui elencati, è di fondamentale importanza conoscere i sintomi e i segnali delle reazioni scatenate dall’organismo in seguito a un episodio di intolleranza. Quest’ultimo si manifesta solitamente con disturbi prevalentemente a carico del sistema gastrointestinale, come dispepsia (ovvero difficoltà nel digerire), crampi occasionali, episodi di vomito o diarrea, gonfiore addominale anche in seguito al consumo di pasti leggeri ed equilibrati, con conseguente potenziale flatulenza.

Una seconda, non meno frequente, categoria di disturbi appartiene a problemi epidermici: non sono rari casi di irritazione cutanea, rossori in corrispondenza delle zone delle articolazioni, gonfiore intorno alle mucose di occhi e labbra. Si possono inoltre sviluppare episodi di orticaria diffusa o localizzata, e la reazione dell’organismo può dare adito a qualche forma di eczema. Nei casi più gravi, si registrano mal di testa e vertigini, e – raramente – problemi respiratori (come, ad esempio, acuirsi di asma e patologie simili).

Come ottenere una diagnosi

Se riconoscere un’intolleranza non è semplice, accertarne la presenza con una diagnosi può essere ancora più complesso: in primo luogo, perché abbondano test-bufala condotti su basi non scientifiche, in secondo luogo per via del fatto che la diagnosi è basata principalmente sul resoconto del soggetto riguardo ai cambiamenti che percepisce nel proprio organismo. Essere obiettivi sui propri disturbi è, come sappiamo, molto difficile. Infine, la complessità della diagnosi deriva in parte anche dalla confusione che naturalmente si è portati a fare con l’allergia che, come abbiamo visto, si configura come una reazione del tutto diversa, sia nei processi sia nella cura.

Se si ha il sospetto di soffrire di un qualche tipo di intolleranza, dunque, è bene per prima cosa rivolgersi al proprio medico di fiducia, illustrando dettagliatamente i sintomi di cui si è sofferto. Può essere d’aiuto tenere un diario in cui annotare accuratamente le reazioni avverse e gli alimenti che sono stati assunti giorno per giorno, in modo da rintracciare più facilmente il responsabile del malessere.

Se si hanno sospetti su un determinato alimento, la soluzione più semplice è quello di sperimentare, eliminandolo per qualche settimana dal proprio regime alimentare e verificando l’assenza o la persistenza dei disturbi riscontrati in precedenza.

È questo, ad esempio, il processo che porta a diagnosticare la cosiddetta gluten sensitivity, una delle più diffuse tipologie di intolleranza: quella al glutine. Da non confondere con la celiachia, che è una condizione molto più simile all’allergia al glutine, perché interessa anche la reazione del sistema immunitario, la sensibilità al glutine causa ingenti problemi nella digestione e nell’assimilazione del glutine, ma l’unico modo per accertarla (così come l’unica “cura” attualmente disponibile) è quello di eliminare i prodotti contenenti glutine per un periodo relativamente lungo (almeno un paio di settimane) e verificare l’effetto.