Coronavirus: è possibile curarlo con l’omeopatia?

Il nuovo Coronavirus ha provocato 83mila contagi in tutto il mondo, di cui ben 1835 nel nostro Paese. Allo stato attuale, la comunità scientifica non è in grado di rispondere con un vaccino e una terapia virale specifica all’estrema contagiosità del COVID-19. L’omeopatia può rappresentare una risorsa efficace in questo caso? Facciamo un po’ di chiarezza.

 

Cos’è il Coronavirus?

Prima di capire se esiste una possibile cura omeopatica per le polmoniti interstiziali, occorre comprendere la natura di questo nuovo agente patogeno. I Coronavirus sono una famiglia di virus RNA a filamento positivo, caratterizzati da un’insolita forma a corona. Il loro campo d’azione è molto vasto perché sono i responsabili del comune raffreddore ma anche della famosa SARS, Sindrome Respiratoria Acuta Grave, e della MERS, la Sindrome Respiratoria Mediorientale. Isolati e identificati già negli anni ’60, sono più di 200 e infettano allo stesso modo esseri umani e animali e le prime cellule a essere colpite sono quelle che appartengono al sistema respiratorio e a quello intestinale.

Ma perché questo ceppo di Coronavirus sta mettendo in ginocchio l’intero Pianeta? Semplicemente perché non era mai stato identificato nell’uomo prima della sua comparsa a Wuhan, in Cina. Ad oggi sappiamo che appartiene alla famiglia della SARS, ma non è lo stesso virus. Il suo nome scientifico è SARS-CoV-2 e la malattia che provoca è stata denominata COVID-19.

 

Quali sono i sintomi?

Il problema nell’identificazione tempestiva del Coronavirus risiede proprio nei sintomi in quanto sono quelli tipici della comune influenza. Febbre, naso chiuso, mal di testa e mal di gola associati a un senso di malessere generale e inappetenza potrebbero essere le spie di un contagio in corso, soprattutto se si è stati a contatto con una persona malata. Nei casi più gravi il virus può provocare polmonite, insufficienza renale e, in un quadro sanitario compromesso, può portare alla morte.

 

Quali sono le modalità di contagio?

Il contagio può avvenire in due modi. Il primo è quello fisico e consiste nel toccare con le mani oggetti contaminati dall’infetto come telefoni, servizi igienici, stoviglie. La seconda forma invece è la più comune e avviene attraverso l’inalazione delle goccioline del respiro emesse dal malato quando starnutisce, tossisce o parla.

 

Norme igieniche

Non esistono vaccini per il Coronavirus. Per ridurre il rischio del contagio possiamo applicare le regole dettate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità:

  • Lavare accuratamente le mani per almeno 40 secondi con un sapone antibatterico o, in assenza di questo, con una soluzione idroalcolica.
  • Evitare il contatto diretto con una persona malata.
  • Tossire e starnutire coprendosi la bocca e il naso con l’incavo del gomito, non con la mano, gettando l’eventuale fazzoletto di carta in un cestino chiuso.
  • Evitare di toccare occhi o mucose prima di essersi lavati le mani

 

Cosa fare in caso di sospetto contagio?

In caso di febbre, tosse e difficoltà respiratorie e nell’eventualità di un contatto con una persona affetta da Coronavirus, non ci si deve recare al Pronto Soccorso ma chiamare il proprio medico di famiglia, la guardia medica oppure il numero verde regionale dedicato a questa emergenza. Il 112 e il 118 sono riservati ai casi di vera emergenza come, ad esempio, di fronte a una grave difficoltà respiratoria.

 

Perché non esiste un vaccino?

Sgombriamo il campo da ogni dubbio. Il Coronavirus fa tanta paura perché non esiste allo stato attuale un vaccino per difendersi dall’infezione né una terapia antivirale conclamata. Questo gap non è dovuto certo a una mancanza o al disinteresse della comunità scientifica. Purtroppo il problema è insito nella natura stessa di vaccini e farmaci antivirali specifici che non potranno mai essere elaborati prima di una vera e propria pandemia.

Il quesito quindi a questo punto è un altro: e se potessimo colmare questo vuoto terapeutico con un approccio diverso? Questo è il punto di partenza di NOVEL CORONAVIRUS Covid-19: Una proposta di cura delle polmoniti interstiziali, il nuovo libro di Roberto Giannotti, medico chirurgo omeopata. Disponibile sia in italiano che in inglese, il testo parte dall’esame di tre pandemie tristemente famose per il numero di contagi e vittime in tutto il mondo: la Spagnola, la Suina e la Hong Kong. Accomunati dall’insolita forma a corona, i tre virus erano sostanzialmente nuovi e non esisteva nessun vaccino disponibile.

Le infezioni dovute ai Coronavirus sono purtroppo ricorrenti e diverse tra loro, due aspetti che implicano la quasi impossibilità di elaborare un vaccino in grado di difenderci da questa famiglia particolarmente insidiosa. La casistica ci ha dimostrato ad esempio che il vaccino contro la SARS, elaborato quando la malattia si era già autoestinta, non può essere utilizzato per la pandemia in atto in quanto il corredo genetico tra le due infezioni differisce per un buon 30%.

Coronavirus

Una proposta di cura: la terapia “altamente suggestiva” del dottor Giannotti

Roberto Giannotti nel suo libro ha elaborato una tesi singolare, basata su una complicazione che accomuna tutte le infezioni derivanti da Coronavirus: la polmonite interstiziale. Il SARS-COVID-19 se non arriva ai polmoni si sviluppa come una semplice influenza. In caso contrario il polmone si epatizza ovvero mostra un’alterazione del parenchima che assume un aspetto scuro e compatto che lo fa assomigliare al fegato. La terapia in questo caso consiste nella somministrazione di ossigeno tramite un respiratore artificiale ma ovviamente il quadro clinico è compromesso. Una polmonite batterica viene risolta con gli antibiotici ma quella interstiziale è senza dubbio più difficile da debellare, soprattutto in mancanza di una cura specifica.

In questo vuoto terapeutico l’omeopatia potrebbe rappresentare una valida risorsa “situazionale” per curare la polmonite in attesa della tipizzazione del virus. Perché Giannotti definisce la sua terapia come altamente suggestiva? Perché è un’ipotesi di cura, non supportata da nessun tipo di riscontro clinico, una proposta omeopatica alternativa che potrebbe essere applicata con successo dopo il contagio.

La terapia specifica unitaria suggerita dal medico nasce dalla rilettura dei principi fondamentali di Hahnemann e potrebbe essere utilizzata con successo sia nella cura di questo virus ma in generale di tutti i Coronavirus per scongiurare gli effetti spesso letali della polmonite interstiziale. Conoscere le basi della medicina omeopatica permette al paziente di sentirsi parte attiva del processo di guarigione, capendo esattamente le varie fasi dell’iter terapeutico. La lettura attenta del libro, in cui viene assolutamente sconsigliato il fai da te, ci rivela un punto fondamentale. Tale terapia non è utilizzabile a scopo preventivo ma soltanto dopo che il contagio è stato confermato tramite le apposite prove di laboratorio.

Il protocollo del dottor Giannotti è un rimedio unitario ad alta potenza, tanto che il medico ne consiglia l’utilizzo a partire da un’alta concentrazione, la 10.000K. La posologia del prodotto e la durata del trattamento sono a discrezione del medico omeopata curante, il quale provvederà ad adattare la cura al singolo caso. Ricordiamo che l’omeopatia non è riconosciuta a livello ufficiale per cui è impossibile trovare i rimedi indicati nel libro all’interno dei nosocomi nazionali.

In conclusione, in attesa che finalmente medicina alternativa e protocolli farmacologici ufficiali inizino un dialogo finalizzato al miglioramento delle condizioni di vita dei pazienti, la “terapia altamente suggestiva” di Roberto Giannotti rivolta al caso del Covid-19 può rappresentare un valido spunto di riflessione.